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Scrivere sull'acqua

Orgoglio latinoamericano: musica e letteratura che raccontano un continente

Pazzo di te, America

di Antonio Panico

 

Orgoglio latinoamericano: “Soy loco por ti, América” era una canzone che scrissero, nel 1967, Gilberto Gil e José Carlos Capiram, e che divenne celebre grazie all’interpretazione di Caetano Veloso. Il testo della canzone, sostenuto da un ritmo caraibico, evocava José Martí – poeta e martire dell’indipendenza cubana – e l'unione a lungo desiderata con il resto dell’America Latina da Ernesto Che Guevara, assassinato proprio quell’anno in Bolivia. Sessant’anni dopo, la performance dell’artista portoricano Bad Bunny al Super Bowl rimette al centro la stessa tematica: l’orgoglio, la consapevolezza di essere qualcosa di più del cortile di casa degli USA: un’idea di America più ampia e inclusiva. La canzone del movimento tropicalista faceva riferimento all’impossibilità di pronunciare persino il nome di Guevara in Brasile, per via del clima soffocante imposto dalla dittatura militare. Oggi, al Super Bowl 2026, è bastato che Bad Bunny sostenesse la performance in spagnolo per far infuriare il presidente degli USA e rinnovare la curiosità verso una lingua che è la casa di tante rivendicazioni e suggestioni.


Ci sono alcuni libri che dicono tanto di questo mondo latino e riescono – come nella performance dell’artista portoricano – a unificare cose diverse grazie alla tenacia della lingua, quella di cui Trump «non capisce neanche una parola». E se l’artista portoricano, invece di elencare i paesi, avesse nominato dei libri, quali avrebbe scelto per raccontare questo orgoglio? È una fantasticheria, me ne rendo conto: come si potrebbe ridurre un mondo così vario e prolifico? Però, forse, un espediente c’è. Si potrebbe partire proprio dal sud del continente, dalla regione più lontana dagli Stati Uniti della Teoria Monroe e dei MAGA, e da due libri e due autori che, secondo me, sono fondanti di un altro tipo di orgoglio – più letterario e filosofico, se vogliamo – e che nel corso del Novecento hanno influenzato tante autrici e autori di lingua spagnola. Il primo è Los siete locos (I Sette Pazzi) di Roberto Arlt, il cantore gergale del Rio de la Plata; uno scrittore che ha trasformato il linguaggio di una Buenos Aires viscerale e di matrice dostoevskiana in una specie di malattia, una piattola come avrebbe detto Abelardo Castillo, che ti si attacca addosso e non ti lascia più. Il secondo è El Astillero (Il Cantiere) dell’uruguayano Juan Carlos Onetti, l’inventore di Santa Maria – città immaginaria e metafora della realtà – così distante dalla più celebre Macondo, fertile e magica invenzione di Gabriel García Márquez. I sette pazzi e Il cantiere dicono tanto di un continente e lo fanno in modo complementare attraverso il racconto di due paesaggi urbani, uno reale – la Buenos Aires della prima metà del Novecento – l’altro frutto di finzione – l’arida Santa Maria onettiana, che per essere un paesaggio molto interiore è anche una metafora del magma sudamericano della seconda metà dello stesso secolo. Questi due libri, pubblicati per la prima volta all’incirca cento e settanta anni fa, ci dicono tanto delle strade del Sudamerica e di come, lontano dall’argot di Buenos Aires e dai virtuosismi letterari del Rio de la Plata, una generazione sia cresciuta con la capacità di raccontare per poi diventare famosa nel mondo grazie al cosiddetto boom letterario latino-americano.


Orgoglio latinoamericano

Da Bad Bunny al Novecento sudamericano: come l’orgoglio latinoamericano prende vita


Ma cosa c’entra un giovane artista di successo con questi due derelitti del Novecento latino-americano? Molti anni fa ascoltavo Calle 13, band portoricana che mischiava l’hip hop e il reggaeton, precursori del successo di Bad Bunny e portatori delle stesse tematiche in un momento - l’inizio del XXI secolo – in cui tante esperienze politiche facevano sperare nel riscatto del Sud America. In quegli anni, i Calle 13 suggerivano a Porto Rico di guardare verso il resto del Sudamerica recuperando l’anelito contenuto nella canzone di cui vi parlavo all’inizio.


Ecco, i Calle 13 stanno, secondo me, all’incredibile successo di Bad Bunny come i due libri che ho citato stanno al boom letterario latino-americano, un boom che rimette al centro un tema su cui si interrogò anche Edoardo Galeano nel suo celebre saggio del 1971: le vene aperte di un continente, Las venas abiertas de América Latina


Eduardo Galeano.

 

 

 

 

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