Grammatica della fantasia: Rodari e l'arte di inventare storie tra etica e tecnica
- Valeria Meazza

- 17 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min
Se pensi che Grammatica della fantasia sia un vecchio libro innocuo, fuori moda, di quelli che interessano solo a chi ha a che fare con i bambini, sei fuori strada. Lì dentro, infatti, non si nasconde solo una delle più sistematiche esplorazioni dell'arte di inventare storie che siano mai state compiute. Il suo nucleo più vero riguarda la capacità che più di tutte ci rende umani: l'immaginazione. Intesa non come capacità di andare altrove, fuggendo nelle nostre fantasticherie, ma come abilità di guardare il reale vedendo oltre. Riconoscendo ciò che potrebbe (o addirittura dovrebbe) essere a partire da ciò che è. Stiamo parlando, insomma, del gioco serissimo di formare donne e uomini liberi.

Grammatica della fantasia (1973): il libro e la prospettiva di Rodari
Binomio fantastico, errore creativo e figure retoriche
Le domande "e se?", "perché?" e le funzioni degli oggetti
Strutture e personaggi familiari di favole e fiabe come trampolino creativo
Grammatica della fantasia (1973): un libro per inventare e per pensare

La Grammatica della fantasia viene pubblicata da Einaudi nel 1973, ma è frutto di una riflessione durata quasi quarant'anni. Era il 1937, infatti, quando un giovane Gianni Rodari prendeva servizio in una casa di ebrei tedeschi sulle colline del Lago Maggiore come maestro. Nel tempo libero, sempre più pratico della lingua madre dei bambini con cui lavorava, le sue letture lo condussero al poeta romantico Novalis e ai suoi Frammenti. Uno, in particolare, lo folgorò: «Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare». Cominciava così la ricerca che avrebbe portato lo scrittore e pedagogista a cercare di mettere a fuoco i lineamenti dell'arte di inventare storie.
La sistematizzazione dei frutti di questa ricerca avvenne nel 1972, quando Rodari tenne a Reggio Emilia una serie di incontri con insegnanti delle scuole per l'infanzia, elementari e medie sull'arte di inventare storie. Da quelle conversazioni la "fantastica" rodariana usciva temprata, sia sul piano etico sia nel presupposto di base. Maestri e maestre, infatti, avevano concordato con entusiasmo almeno su un punto: che la fantasia non è un lusso dell'infanzia, ma un esercizio civile da prendere molto sul serio.
Il ruolo della fantasia in un mondo da mantenere libero
Prima di passare alle tecniche che costituiscono la grammatica della fantasia, è bene soffermarsi su un aspetto che a Rodari sta molto a cuore: il ruolo della fantasia nel presente e nel futuro. Nel testo in questione, lo scrittore è cristallino a questo riguardo. Infatti, scrive: «sviluppiamo la creatività di tutti, perché il mondo cambi». Detto altrimenti, il fine non è pratico. A Rodari non potrebbe importare di meno se la fantasia darà un vantaggio nello studio o nel lavoro. Pensarla in questi termini non fa che ridurre il bambino al ruolo di lavoratore e di consumatore. Quello che conta è il valore morale, civile, politico che ha la fantasia.
Imparare a immaginare alternative equivale a non accettare il mondo così com'è quando non funziona, quando semplifica, quando esclude. Ecco perché (inevitabilmente, secondo Rodari) padroneggiare la grammatica della fantasia significa aver familiarizzato con quel concetto di "possibilità" che è parente stretto della libertà. Se si assume questo punto di vista, risulta evidente che fantasia e democrazia possono essere alleate. Entrambe, infatti, portano a pensare mondi diversi e a credere che il cambiamento sia possibile. Proprio per questo, la fantasia non andrebbe pensata come un'eversione infantile, ma come un diritto inalienabile dell'umano. Non riguarda solo i più piccoli, ma va allenata anche e soprattutto quando si è adulti per aprire varchi significativi nel futuro.
Giocare con le parole: lo strumentario per spalancare i mondi
La grammatica della fantasia proposta da Rodari si struttura intorno a un'idea semplice. Quella, cioè, che la parola è una scintilla viva. Non è solo un segno: è un organismo che reagisce con l'ambiente in cui la si colloca, interagendo attivamente con tutto quello che le sta intorno. Quando deformiamo una parola, la smontiamo, la capovolgiamo o la spostiamo in uno scenario diverso da quello abituale, ecco che si spalancano porte narrative inedite. La fantasia che funziona bene, dunque, scaturisce non dal caos, ma da un lavoro consapevole sul linguaggio.
Lo scrittore lo mostra attraverso tre dispositivi essenziali per la creatività linguistica. Il primo è quello che chiama binomio fantastico, una collisione semantica tra due parole solitamente lontane in termini lessicali. Essendo queste parole apparentemente incompatibili, nella nostra mente scatta un obbligo inventivo: ci troviamo, quasi senza volerlo, a costruire una storia che faccia da ponte tra loro. In questo spazio da riempire, la fantasia può diventare tecnica.
Il secondo dispositivo è l'errore creativo. Una buona grammatica della fantasia, secondo Rodari, è quella che sa valorizzare l'errore facendone un'occasione immaginativa. Un refuso, un lapsus, una storpiatura modificano il punto di vista, rompendo l'automatismo del linguaggio. Quando accadono, si apre uno spazio di potenzialità linguistiche e narrative che normalmente resta in ombra - e questo restituisce al linguaggio una nuova vitalità.
Il terzo, infine, è costituito dalle figure retoriche. Metafora, metonimia, ossimoro non sono abbellimenti di stile, ma motori narrativi che possono generare scenari estremamente interessanti. Per esempio, una metafora presa alla lettera può generare un'intera trama, così come una sineddoche può dar vita a un personaggio. La retorica, insomma, in questa prospettiva non va pensata come decorazione, ma come vero e proprio ingranaggio dell'invenzione.
Errore creativo, binomio fantastico e figure retoriche
Le tecniche della grammatica della fantasia diventano chiare quando si prova ad usarle. Dunque, è il caso di vederle all'opera in concreto con qualche esempio:
binomio fantastico: prendiamo le parole "cane" e "frigorifero", che non hanno solitamente alcuna connessione. L'assenza di relazione semantica porta naturalmente a immaginare un filo che le tenga insieme. Per esempio, che un cane cerchi di sgattaiolare nel frigo per rubare del cibo e resti intrappolato tra gli ortaggi, oppure che un frigorifero abbai ferocemente contro i trasgressori della dieta quando provano a fare uno spuntino notturno.
errore creativo: se la parola "scalogno" fosse storpiata in "scalognolo", questo potrebbe diventare il nome di un ortaggio-nano coinvolto in numerose avventure nell'orto o tra le cassette del fruttivendolo. In questo modo, l'errore diventa il varco attraverso il quale passa la narrazione.
figure retoriche: l'interpretazione letterale di una metafora come "il tempo è un ladro" potrebbe dare vita alle peripezie di un personaggio che ruba ricordi, fotografie, spazi condivisi.
Giocare con le domande: un allenamento a scandagliare il mondo
Un punto importante della grammatica della fantasia come proposta teorica riguarda il valore delle domande. Secondo Rodari, infatti, l'immaginazione diventa un'alleata della libertà nella misura in cui impara a interrogare il mondo. Un'immaginazione che funziona è quella che osserva la realtà da angolazioni insolite, rompendo con la familiarità delle cose. In questo quadro, saper porre delle domande è un'arte da affinare. Domandare, infatti, non serve a trovare risposte definitive e pacificate, ma a costruire possibilità che prima non c'erano.
La domanda più potente per lo scrittore, quella che sta al cuore della sua fantastica, è: E se...?. Basta pronunciarla, infatti, per spostare un intero universo su un altro piano. Accanto a questa, c'è anche Perché?. Quest'ultima, infatti, non è una richiesta di chiarimento, ma una tecnica esplorativa che denuda l'arbitrarietà di abitudini e convenzioni, spronando a ragionare più a fondo sul funzionamento delle cose. Insieme a queste domande, Rodari valorizza quelle sulle funzioni, i nomi e i ruoli degli oggetti. Reinventare e ribaltare il quotidiano, infatti, per lo scrittore ha un valore eversivo radicale, perché dimostra attraverso l'immaginazione che quasi nulla è davvero immutabile.
Le domande come metodo di esplorazione del possibile nella grammatica della fantasia
Come abbiamo visto, nella grammatica della fantasia delineata da Rodari le domande non sono uno strumento per allontanarsi dalla realtà, ma per decifrarla più a fondo. Per rendersene conto, basta prendere in considerazione qualche esempio:
E se...?: questa domanda funziona perché crea uno scarto, mostrando il funzionamento nascosto di ciò che esiste. Per esempio, la domanda "E se un semaforo diventasse timido all'improvviso, arrossendo solo di fronte a una certa macchina?" potrebbe aprire una via curiosa per esplorare le dinamiche che si innescano alla guida e il codice della strada.
Perché?: questa domanda apre a possibilità alternative, cercando non la risposta corretta ma una storia. Per esempio, la domanda "perché una finestra potrebbe voler cambiare casa?" consente di affrontare in modo insolito il tema dell'abitare, oppure quello dello sguardo.
Le domande sul funzionamento e sui ruoli degli oggetti costituiscono un potente esercizio di decentramento cognitivo: esse, in particolare, consentono di guardare le cose senza darle per scontate, con un'attenzione inedita piena di possibilità.

Giocare con le favole e le fiabe: strutture narrative e personaggi familiari come trampolino creativo
Nella Grammatica della fantasia, Rodari mostra come favole e fiabe sono materiali vivi: non gabbie, ma meccanismi da capire smontandoli e rimontandoli in libertà. La lezione del linguista russo Vladimir Propp sulla morfologia della fiaba è centrale: le sue funzioni narrative diventano gli strumenti interpretativi per mettere ordine nelle storie della tradizione e capire come innovarle. Smontare il già noto, infatti, per Rodari apre al possibile in molteplici direzioni. Intervenire sulle fiabe, di conseguenza, significa mostrare ai bambini (e anche agli adulti) che la tradizione non è un recinto, ma un trampolino di lancio.
Più nello specifico, lo scrittore pensa alla fiaba e alla favola reinventata come a un laboratorio di libertà narrativa. Rimescolare gli elementi, contaminare i personaggi, intrecciare funzioni lontane insegna a non assumere la struttura come un destino. Questo esercizio, insomma, permette di imparare che ogni personaggio può cambiare ruolo, che i gesti possono assumere molteplici significati e scopi, che il punto di inizio e di fine di una narrazione sono sempre soglie rivedibili. Il risultato è un allenamento alla flessibilità mentale e alla ricerca di possibilità narrative sempre nuove.
Reinventare favole e fiabe: dentro il laboratorio di Rodari
L'idea appena esposta trova una forma concreta in una serie di tecniche di riscrittura che mirano a trasformare la fiaba e la favola in spazi di gioco e di pensiero. Di seguito ne vediamo alcune:
favole a rovescio: questa tecnica consiste nell'invertire ruoli e aspettative, scoprendo cosa accadrebbe se cambiasse il punto di vista dominante o consueto. Un esempio di questa tecnica consiste nell'immaginare che il Principe Azzurro sia un pavido villano, o che il Lupo Cattivo sia in realtà un animale mite e amichevole.
insalata di favole: questa tecnica funziona attraverso la contaminazione di più favole diverse. Per esempio, è possibile seguire la vicenda di Cenerentola che incontra Cappuccetto Rosso e viene scortata al ballo indossando le calzature del Gatto con gli Stivali. Questo sistema consente di evidenziare la permeabilità dei confini narrativi, mostrando come la creatività viva anche nelle intersezioni.
favole geografiche e matematiche: in questa variante, la fantasia rende abitabile il sapere trasformando le conoscenze disciplinari in un gioco narrativo. Per esempio, un teorema può diventare protagonista di un'avventura, diventando più chiaro e altamente memorabile.
favole a caso: l'elemento casuale e la combinatorietà disattivano gli automatismi dell'immaginazione, costringendo la fantasia a trovare connessioni tra parole, luoghi, mestieri estratti a sorte.
favole collettive: ogni partecipante aggiunge un pezzo, accetta l'imprevisto, prosegue dove chi lo precedeva si è interrotto, in un esercizio di ascolto e co-creazione.
finali alternativi: sospendendo l'autorità di un'unica morale, questa tecnica mostra come una storia possa finire in molti modi, ciascuna con un senso preciso. Così facendo, si chiarisce che il finale è frutto di una scelta e di una prospettiva, non un destino necessario.
Conclusioni
Leggere Grammatica della fantasia, oggi, può essere prezioso non solo per insegnanti ed educatori, ma anche per chi lavora con la scrittura. In questo libro, Rodari mostra come la fantasia non sia un dono, ma una tecnica che richiede metodo, esercizio e consapevolezza. Inventare, per lo scrittore di Omegna, non è un atto neutro: farlo significa prendere posizione contro l'ovvio, contro la rassegnazione, contro gli automatismi della vita quotidiana. Ecco perché la cura della fantasia è una responsabilità collettiva in ogni contesto democratico. O, perlomeno, dovrebbe esserlo.
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