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L'autobiografia di Giorgio Armani "per amore"


l'autobiografia di Giorgio Armani

Molto, moltissimo è stato scritto su Giorgio Armani: ogni sfilata, atto pubblico, decisione, acquisto o vendita è stato lo spunto per la scrittura di un articolo, di un commento, di una riflessione. Talmente vasta è la sua notorietà che già nel lontano 1991 era stato coniato l'aggettivo armaniano, per indicare chi indossa abiti o accessori della casa di moda Armani o si richiama alle sue linee e al suo stile: una parola quindi che faceva intendere quanto il marchio avesse travalicato il mondo delle passerelle, per arrivare a creare una vera e propria comunità, riconoscibile per il proprio stile unico, regolato dall'eleganza e la raffinatezza, in qualsiasi parte del mondo.

Giorgio Armani stesso, però, qualche anno prima, aveva lui stesso dato lustro a un neologismo quando alla parola cotourier aveva preferito l'italiano stilista, perché si sentiva meglio rappresentato.

Ma chi era Giorgio Armani? Cosa sappiamo veramente di lui? Scopriamolo tra le pagine della sua autobiografia.


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L'autobiografia di Giorgio Armani: lo stilista racconta se stesso


autobiografia di giorgio armani

"Sono nato l'11 luglio 1934 a Piacenza, una città di duemila anni e più, sulle rive del Po. La ricordo tranquilla, non lontana da Milano, di cui sentiva la presenza e subiva il fascino."

Ci ritroviamo allora a immaginarlo bambino, mentre osserva il mondo con quei suoi occhi di ghiaccio penetranti e invalicabili e gioca con suo fratello Sergio, più grande di lui di cinque anni e la sorella Rosanna, più giovane di tre; lo vediamo correre spensierato con mamma Maria - chiamata Main da piccina e Mariù da giovane donna (saranno i nomi delle due imbarcazioni possedute dallo stilista in età adulta) - e papà Ugo sulle rive del Trebbia, che gli furono care al tal punto da attingerne il colore del fango per le sue sfilate. E poi subiamo anche noi come lui il fascino del cinematografo, che mostrava mondi e personaggi favolosi, così distanti dalla realtà della campagna e soprattutto del telefono, strumento di comunicazione che apparteneva al tempo soltanto alle famiglie più agiate.

Lo vediamo poi vivere il periodo fascista, di cui non manca di ricordare le divise: "l'orbace, una giacca di panno nero un po' ispido e i pantaloni larghi sui fianchi in gabardine grigio azzurro, cravatta nera sulla camicia nera". E quindi immaginiamo la sua infanzia molto dura, trascorsa tra i bombardamenti, le case distrutte, i morti, la fame. Nella biografia però lui preferisce soffermarsi sulle capacità artistiche della famiglia: il fratello Sergio bravissimo a disegnare fumetti, la sorella Rosanna che "fa vivere i luoghi, sa creare le atmosfere, sa scegliere tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha. Quando Rosanna c'è, si ride"; il palcoscenico di un teatro di provincia che fu galeotto per i genitori, attori amatoriali.

E poi l'autobiografia di Giorgio Armani prosegue: gli studi di medicina all'Università degli Studi di Milano abbandonati quasi subito, il servizio militare e poi vetrinista e commesso presso La Rinascente. Il salto arriva con l'approdo alla casa di moda Nino Cerruti: nel 1965 fu assunto per contribuire alla linea da uomo Hitman, segnando il suo ingresso concreto nel design moda. Armani ricorda: "Essere uno stilista si rivelò subito un mestiere a metà strada tra la fantasia più audace e la grande concretezza. [...] Gli stilisti dovevano essere capaci di creare tendenze, di suggerire, anche spingendo più in là, desideri e sogni". Durante quegli anni, maturarono anche le alleanze personali e creative fondamentali per il suo futuro: tra tutti, l'incontro con Sergio Galeotti, l’amico architetto che sarebbe diventato suo socio e compagno di vita, nonché figura determinante nel supportarlo verso l’indipendenza professionale. Ecco la descrizione dell'incontro al famoso locale La Capannina a Forte dei Marmi: "era un ragazzo semplice, ma molto accattivante, da buon toscano di Pietrasanta [...] Da ventenne, possedeva quello slancio e quell'incoscienza propria dei giovani. [...] Abitava in Versilia e voleva trasferirsi a Milano, sperimentare se stesso, ma soprattutto vivere con me quest'avventura".

Gli anni a seguire furono un susseguirsi di successi: la fondazione della Giorgio Armani SpA il 24 luglio 1975, la creazione di vesti magnifiche per attori e attrici di fama internazionale per le serate degli Oscar, per i loro film (il primo fu American Gigolo con un giovane Richard Gere), le passerelle più importanti del mondo, le lussuose boutique nelle vie cittadine più chic del mondo, i riconoscimenti - nel 1986 fu insignito del titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana -, l'ampliamento della gamma di offerta (occhiali, profumi, scarpe, borse, complementi d'arredo, etc), le innumerevoli copertine.


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La voce autoriale nell'autobiografia di Giorgio Armani


l'autobiografia di giorgio armani

"Definirsi non è facile, ma è un esercizio che, superati gli ottant'anni, non si può più rimandare. [...] Anche se non smetto di confrontarmi con chi mi sta intorno e cerco continuamente di evolvermi e correggermi, ho raggiunto quel tanto di saggezza che mi fa accettare con serenità i miei pregi e i miei difetti. [...] Ecco, se c'è una cosa che negli anni ho imparato è ammorbidire la mia intransigenza: rimango duro, durissimo, con me prima ancora che con chi mi sta attorno, ma capisco anche che sbagliare è umano, e riesco a essere indulgente, senza per questo diventare buonista. Voglio il meglio, aspeiro alla perfezione, mi impegno al massimo per raggiungerla. Amo la discrezione, detesto l'esibizione. Amo il silenzio e l'essenzialità, detesto l'eccesso e il chiasso, anche metaforici."

In tutto il libro - e specialmente quando si trattano argomenti come la famiglia e le persone care - è impossibile non notare il lavoro certosino fatto per la scelta delle parole, che risultano sempre ben calibrate, dal giusto equilibrio, per esprimere al meglio l'arte sartoriale incarnata dal Maestro: l'essenzialità richiede un taglio netto di aggettivi e avverbi; l'eleganza un tono di voce che mai scade nello scontato; la grandezza nel non indugiare troppo sui riconoscimenti; la sobrietà nel non vantarsi delle ricchezze acquisite.

Rappresentare su carta una persona non significa trascrivere pedissequamente la registrazione di un'intervista, ma saper scegliere con cura gli elementi che meglio trasmettono le emozioni, i silenzi, gli sguardi. In questa autobiografia di Giorgio Armani sono allora importanti la punteggiatura, la ripetizione di alcune parole per sottolineare il peso di un concetto, la scelta di comporre frasi corte, senza alcun fronzolo. E ovviamente lo stilista non avrà mancato di rileggere ogni parte, per far sì che tutto corrispondesse esattamente al suo volere, com'era suo solito anche nel suo lavoro.


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