Self publishing vs editoria tradizionale: due strade, una sola posta in gioco (il libro che resta)
- InVece Team

- 13 set 2025
- Tempo di lettura: 6 min
C’è un punto, mentre l’idea ancora fiammeggia e la pagina è una pianura bianca senza sentieri, in cui lo scrittore sente due tiranti opposti: la via rapida, autonoma, quasi vertiginosa del Self publishing; e la via antica, paziente, comunitaria dell’editoria tradizionale; e in quel bivio l’aria sa di stazione e mare aperto, di orari affissi e di carte nautiche immaginate, perché il libro che nascerà non è solo un oggetto da mettere al mondo, ma una traiettoria nella memoria dei lettori, che sono molti o pochi a seconda dei giorni e delle statistiche, ma esistono e leggono, leggono ancora. In Italia, nel 2023, i lettori di libri sono il 40,1% della popolazione con più di 6 anni: non una resa, una resistenza.

Self publishing è una promessa che sembra vento in poppa: controllo totale, tempi brevi, royalties generose sulle vendite digitali; l’editoria tradizionale è un sistema di lenti, officine e banchine: selezione, editing, anticipo (forse), distribuzione e promozione. Tra i due poli scorre un mercato che regge e oscilla: spesa del pubblico quasi 3,5 miliardi di euro nel 2023, con fisiologie e rallentamenti nel 2024; insomma, non è una prateria vuota, è un’economia con inerzie.
Self publishing vs editoria tradizionale: i fatti nudi prima dei sogni
Le piattaforme principali per l’autopubblicazione digitale riconoscono fino al 70% di royalty: Amazon KDP prevede piani 35% e 70% (con requisiti di prezzo/territori), Apple Books paga il 70% “a prescindere dal prezzo”, Kobo Writing Life riconosce il 70% sopra certe soglie, e tutte specificano condizioni e limiti da leggere riga per riga. La libertà si misura sulle clausole.
Sul cartaceo, la differenza la fa la distribuzione: con IngramSpark/Lightning Source il POD aggancia una rete globale di librerie e retailer (oltre 70 canali, stampa locale in più Paesi), cioè un ecosistema industriale vero; dall’altra parte, il canale dell’editore tradizionale innesta sul grossista, sulla promozione e sul presidio fisico della libreria, dove ancora si decide una parte cruciale della domanda. Due logiche: accesso tecnico vs presidio commerciale.
E i lettori? La platea non scompare: AIE fotografa un 2024 del trade in lieve flessione a valore (–0,9%), dopo gli anni di stabilizzazione post-pandemica; è un mare che si muove, non un cataclisma.
Documenti, diritti, doveri (senza poesia, qui)
Prima di scegliere la rotta serve la carta d’identità del libro: l’ISBN. In Italia lo rilascia l’Agenzia ISBN presso AIE (prefisso editore, numeri titolo, gestione bibliografica, codice a barre, ISBN-A). Senza, il titolo non “esiste” per i sistemi di librerie e store.
Poi c’è il deposito legale: nel nostro ordinamento è un obbligo (L. 106/2004) che ricade sull’editore o sul responsabile della pubblicazione; non è un orpello, è memoria nazionale. Chi autopubblica è, giuridicamente, editore di sé stesso e deve rispettare le regole.

Tempi, controllo, denaro: il triangolo che decide
Tempi. L’autopubblicazione è una corsa corta: giorni o settimane tra chiusura e messa in vendita digitale; la filiera tradizionale ha le sue stagioni: lettura, proposta, contratto, editing, fabbisogni di stampa, promozione, fiere; mesi, a volte un anno intero.
Controllo. Nel self scegli copertina, prezzo, categorie, campagne; nel tradizionale condividi (o cedi) decisioni a un team — che esiste per aumentare le probabilità di vendita e di tenuta nel tempo.
Denaro. Il self incassa royalty percentuali alte ma paga i servizi (editing, copertina, impaginazione, traduzioni); il tradizionale talvolta offre un anticipo e investe in filiera, ma i diritti d’autore sono percentuali più basse su prezzo di copertina e rendicontate a scadenze editoriali.
Il prezzo della qualità (non un’etichetta, un costo a preventivo)
Un libro che vuole stare in piedi non esce senza editing e correzione. Parametri italiani? Le linee RedACTA, usate come bussola professionale: editing -8,5 €/cartella, macro-editing 27 €/cartella, revisione di traduzione 7,5 €/cartella (cartella tipica 1.800 battute). È un listino etico, non una tariffa imposta, ma chiarisce gli ordini di grandezza prima di cliccare “pubblica”.
Royalties e vincoli: leggere le righe piccole
Su KDP il 70% convive con limiti di prezzo, territori e costi di consegna file; il 35% è l’opzione base quando non si rientra nei parametri. Se si aderisce a KDP Select (90 giorni rinnovabili), l’eBook deve restare in esclusiva su Amazon per quel periodo — in cambio di visibilità in Kindle Unlimited e promozioni dedicate. Apple Books, al contrario, riconosce 70% senza esclusiva; Kobo paga 70% oltre soglie di prezzo. Sono strategie diverse: la libertà ha un prezzo implicito, la visibilità pure.
Distribuzione fisica: la geografia conta
Il POD via Ingram (Lightning Source/IngramSpark) rende “ordinabile” il cartaceo in libreria e biblioteca con stampa locale e consegna rapida; è una rete costruita nel tempo, non la sola possibile, ma la più ampia in Occidente. L’editore tradizionale, dal canto suo, piazza i titoli in vetrina grazie a relazioni, promozioni, sell-in e sell-out presidiati. Il self apre la porta; l’editore, quando funziona, ti porta dentro e ti fa restare.
Self publishing non è una scorciatoia: è un’impresa. Chiede la lucidità di un piccolo ufficio editoriale — preventivi, calendario, standard, contabilità — e la sfacciataggine buona di chi impara a parlar chiaro con i lettori, senza contare solo sugli algoritmi. (E no, l’algoritmo non legge: calcola.)

Self publishing: costi, margini, rischi (il foglio excel che nessuno mostra)
Metti in fila i costi esterni (editing, copertina, impaginazione, eventualmente traduzione), le commissioni di piattaforme e distributori (oltre al POD se fai carta), le royalties attese per canale, e costruisci scenari di vendita (bassi/medi/alti). Solo allora il 70% smette di essere un numero seducente e diventa un margine; solo allora capisci se ti conviene l’esclusiva KDP Select o la strategia “wide” (Apple+Kobo+Amazon, magari con Ingram per la carta). Il resto sono slogan.
Tradizionale: ciò che compri quando “cedi” il libro
Un editore serio fa selezione, investe in editing, grafica, stampa, distribuzione, promozione; ti mette in un catalogo che dialoga con librai, festival, stampa; dà orizzonte al libro oltre il primo mese. In cambio chiede diritti per un tempo e un territorio, decide collocazione di prezzo e formato, rende conto a scadenze definite. Anche qui, nessuna favola: non tutti gli editori sono uguali, ma la filiera esiste e quando lavora bene moltiplica il raggio d’azione del testo (e ti insegna molto sul tuo libro).
Self publishing: pro e contro in dieci righe utili
Pro: controllo, velocità, margini digitali alti, strategia internazionale immediata (Apple/Kobo/Amazon), POD globale con Ingram, dati in tempo reale. Contro: costi iniziali dei servizi editoriali, curva d’apprendimento tecnica, nessun anticipo, marketing sulle tue spalle, rischio di dispersione senza una linea editoriale. Neutrali ma decisivi: ISBN e deposito legale restano obblighi, royalty e clausole vanno lette con cura, l’esclusiva KDP Select è scelta strategica, non default.
Domande secche, risposte con i documenti
Posso pubblicare ovunque e tenere il 70%? Dipende. KDP lega il 70% a soglie/prezzi/territori e applica costi di consegna file; Apple e Kobo riconoscono 70% senza esclusiva sopra prezzi minimi. Leggi le pagine ufficiali, non i forum.
Link di approfondimento: Clicca QUI
Il mio cartaceo arriverà in libreria? Con IngramSpark diventa ordinabile nella rete distributiva globale, ma lo scaffale si conquista con domanda, promozione e rapporti.
ISBN: chi lo dà? L’Agenzia ISBN (AIE). Senza, gli store e le librerie non ti vedono.
Devo fare il deposito legale? Sì, l’editore o il responsabile della pubblicazione (anche se sei tu) è obbligato dalla L. 106/2004.
Quanto spendo per l’editing? Usa i benchmark RedACTA come base di trattativa (8,5 €/cartella linea; 27 €/cartella macro).

Una bussola pratica (per scegliere senza autoingannarsi)
Obiettivo: che libro è e che vita vuoi dargli (rapida e “agile” o lenta e “di catalogo”)?
Prova di realtà: leggi i vincoli delle piattaforme e scrivi un piano costi.Qualità: metti a budget editing e copertina (non sono optional).
Compliance: ISBN e deposito legale a posto.
Go-to-market: se “wide”, presidia Apple/Kobo/Amazon + POD; se “exclusive”, spremi gli strumenti KDP (KU, promozioni) con calendario vero.
Paragrafo-verità
Self publishing è libertà con fattura allegata; editoria tradizionale è compagnia con regole. In mezzo c’è il libro, che non perdona né la sciatteria né l’autocompiacimento. Scegli la rotta che ti permette di mantenere le promesse al lettore: è l’unica firma che resta.
Conclusione
Alla fine, in una notte di pioggia o di luglio infinito, quando chiudi il file e senti il rombo dei treni lontani, la scelta non è tra moderno e antico, tra libertà e schiavitù; è tra responsabilità e pretesto. Se il tuo libro è pronto, lo sarà sia nella bottega lenta dell’editore sia nella corsa lucida del self; ma se non lo è, nessuna piattaforma, nessuna sigla, nessun anticipo lo salverà. Prenditi il tempo della pagina ben fatta, dei dati controllati, delle regole comprese. Poi scegli la strada: entrambe portano al mare, ma solo chi sa navigare arriva a riva intera.




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